La fotografia
All Episodes
Fotografia per principianti: guida pratica alla fotocamera

Fotografia per principianti: guida pratica alla fotocamera

0:00|0:00

In questo episodio scopri le basi per prendere confidenza con la fotocamera: impugnatura, pulsante di scatto, esposizione e il triangolo formato da diaframma, tempo di scatto e ISO. Chiudiamo con una guida pratica a esposimetro e bilanciamento del bianco per iniziare a fotografare con più controllo e consapevolezza.


Chapter 1

Imported Transcript

Titolo

Fare amicizia con la macchina fotografica: le basi per iniziare a fotografare

Speaker 1

Ciao e benvenuto in questo nuovo episodio. Oggi parliamo di fotografia, ma soprattutto di come iniziare a sentirsi a proprio agio con uno strumento che, almeno all’inizio, può sembrare piuttosto complicato: la macchina fotografica. Se hai appena acquistato una fotocamera, probabilmente ti sarà capitato di guardarla e pensare: “Da dove comincio?”. Tra tasti, ghiere, menu, numeri e simboli, può sembrare quasi la cabina di pilotaggio di un aereo. Ma niente panico. Non devi imparare tutto subito. La fotografia, infatti, può essere ricondotta ad alcuni concetti fondamentali. E una volta capiti quelli, anche tutti quei comandi inizieranno ad avere molto più senso. Partiamo proprio dalle basi. Quando impugni la macchina fotografica, la mano destra dovrebbe avvolgere l’impugnatura, mentre l’indice si posiziona vicino al pulsante di scatto. La mano sinistra, invece, sostiene l’obiettivo dal basso. È un dettaglio semplice, ma importante: una presa stabile aiuta a ridurre il rischio di ottenere fotografie mosse. Anche la posizione del corpo conta. Tenere i gomiti vicini al corpo può aiutarti a creare una posizione più stabile, quasi come se il tuo corpo diventasse un piccolo treppiede. E già che parliamo del pulsante di scatto, c’è una cosa importante da sapere: normalmente non funziona semplicemente come un interruttore. La pressione a metà corsa permette alla fotocamera, a seconda delle impostazioni, di mettere a fuoco e di effettuare le misurazioni necessarie. Premendo fino in fondo, invece, viene acquisita la fotografia. Quindi, prima di scattare, prenditi un istante. Inquadra, metti a fuoco e poi completa la pressione. Ora arriviamo al cuore della fotografia: l’esposizione. Per capire l’esposizione possiamo immaginare una fotografia come un contenitore nel quale dobbiamo far entrare la giusta quantità di luce. A controllare questa quantità intervengono principalmente tre elementi: diaframma, tempo di scatto e ISO. Sono i tre lati del cosiddetto triangolo dell’esposizione. Cominciamo dal diaframma. Il diaframma controlla quanto è aperto l’obiettivo e, quindi, quanta luce può entrare. Qui arriva una delle prime cose apparentemente strane della fotografia: un numero f piccolo indica un’apertura maggiore, mentre un numero f grande indica un’apertura minore. Per esempio, f/2.8 è un’apertura maggiore rispetto a f/16. Ma il diaframma non serve soltanto a controllare la luce. Ha anche un importante effetto creativo: influenza la profondità di campo. Con un’apertura ampia, come f/2.8, possiamo ottenere un soggetto nitido e uno sfondo molto sfocato. È un effetto particolarmente utilizzato nei ritratti. Con un’apertura più piccola, come f/11 o f/16, aumenta invece la quantità di scena che può risultare nitida. È una scelta che può essere utile, per esempio, nella fotografia paesaggistica. Quindi possiamo ricordare una regola molto semplice: numero f piccolo, più apertura e maggiore possibilità di sfocare lo sfondo; numero f grande, meno apertura e maggiore profondità di campo. Il secondo elemento del triangolo è il tempo di scatto. Il tempo di scatto stabilisce per quanto tempo la fotocamera registra la luce. Un tempo molto breve, come un millesimo di secondo, permette di congelare il movimento. Immagina un cane che corre, una persona che salta o una goccia d’acqua che cade. Con tempi molto rapidi possiamo catturare un istante preciso e ottenere un’immagine nitida. Al contrario, con tempi più lunghi, il movimento può diventare visibile nella fotografia sotto forma di mosso o di scia. È proprio quello che succede, per esempio, quando fotografiamo le luci delle automobili di notte: invece di vedere semplicemente le automobili, possiamo ottenere lunghe strisce luminose. C’è però una conseguenza importante. Quando utilizziamo tempi lunghi, anche il movimento involontario delle nostre mani può rendere mossa l’intera fotografia. Per questo, in determinate situazioni, può essere necessario utilizzare un treppiede o appoggiare la fotocamera su una superficie stabile. A questo punto abbiamo due strumenti: diaframma e tempo di scatto. Ma cosa succede quando la luce disponibile non è sufficiente? Qui entra in gioco il terzo elemento: l’ISO. L’ISO determina la sensibilità del sensore alla luce, o, più precisamente, il livello di amplificazione del segnale acquisito dal sensore. Un ISO basso, come 100, generalmente permette di ottenere immagini più pulite, mentre aumentando l’ISO possiamo fotografare in condizioni di luce più scarsa senza dover necessariamente utilizzare tempi troppo lenti o aperture troppo ampie. Il problema è che aumentare molto l’ISO può introdurre quello che chiamiamo rumore digitale: una sorta di grana o di puntinatura che può ridurre la qualità dell’immagine, soprattutto nelle zone scure. Per questo possiamo pensare all’ISO come a uno strumento da utilizzare quando ne abbiamo bisogno, cercando di non aumentarlo più del necessario. Ma come facciamo a capire se la combinazione di diaframma, tempo e ISO ci sta dando abbastanza luce? Qui arriva l’esposimetro. Se guardi nel mirino o sul display della fotocamera, potresti trovare una scala che va da valori negativi a positivi, con lo zero al centro. Quella è una rappresentazione della misurazione dell’esposizione effettuata dalla fotocamera. Quando l’indicatore si trova verso il segno meno, la fotocamera sta indicando una possibile sottoesposizione, cioè una quantità di luce inferiore rispetto a quella misurata come riferimento. Quando si sposta verso il più, indica invece una possibile sovraesposizione. Lo zero rappresenta il punto di riferimento della misurazione. Attenzione, però: questo non significa che lo zero sia sempre obbligatoriamente la scelta corretta. La fotografia non consiste semplicemente nel portare tutto a zero. In alcune situazioni potresti voler intenzionalmente una fotografia più scura o più luminosa per ottenere un determinato effetto. L’esposimetro, quindi, è uno strumento di riferimento: sei tu a decidere quale risultato vuoi ottenere. E arriviamo all’ultimo elemento di questa introduzione: il bilanciamento del bianco, spesso indicato con la sigla WB. Ti è mai capitato di scattare una fotografia in una stanza illuminata da una lampadina e vedere tutto tendente al giallo? Oppure di fotografare all’aperto, all’ombra, e ottenere colori e pelle con una dominante molto fredda e bluastra? Il motivo è che le diverse fonti luminose hanno temperature di colore differenti. Il nostro cervello riesce normalmente a compensare queste variazioni. La fotocamera, invece, deve interpretarle attraverso le proprie impostazioni. Per questo troviamo modalità come luce diurna, nuvoloso, ombra, lampadina e, naturalmente, il bilanciamento del bianco automatico, spesso indicato come AWB. In molte situazioni l’automatico funziona molto bene, ma conoscere queste impostazioni ci permette di intervenire quando i colori non corrispondono a quello che vogliamo ottenere. A questo punto possiamo fare un piccolo riepilogo. Quando fotografi, pensa a tre domande. Quanta luce voglio far entrare? Qui entra in gioco il diaframma. Come voglio rappresentare il movimento? Qui interviene il tempo di scatto. Quanta sensibilità mi serve quando la luce non è sufficiente? Qui entra in gioco l’ISO. E poi c’è una quarta domanda: I colori della fotografia corrispondono alla luce che voglio rappresentare? In questo caso, possiamo intervenire sul bilanciamento del bianco. Questi concetti costituiscono la base tecnica per iniziare a prendere realmente il controllo della fotocamera. All’inizio numeri come f/4, 1/1000, ISO 800 o WB possono sembrare un insieme incomprensibile di simboli. Ma non devi impararli tutti a memoria in un giorno. La cosa più importante è sperimentare. Cambia un’impostazione alla volta e osserva cosa succede alla fotografia. Prova un diaframma aperto e poi uno più chiuso. Fotografa un soggetto in movimento con un tempo rapido e poi con un tempo lento. Prova un ISO basso e confrontalo con uno molto più alto. In poco tempo inizierai a riconoscere il rapporto tra quello che imposti sulla macchina e quello che compare nella fotografia. Ed è proprio lì che la fotocamera smette di sembrare un oggetto complicato e comincia a diventare uno strumento creativo. Perché fotografare, alla fine, non significa semplicemente premere un pulsante. Significa scegliere quanta luce catturare, come rappresentare il movimento, cosa mettere a fuoco e quale atmosfera dare all’immagine. E più conosci lo strumento che hai tra le mani, più libertà avrai per raccontare ciò che vuoi vedere attraverso una fotografia. Ci vediamo nel prossimo episodio.